La permanente è tornata, ma non è quella che ricordi. I ricci scolpiti e immobili degli anni Ottanta hanno lasciato il posto a onde morbide, movimento naturale e volume che si vede ma non si nota: quello che oggi si chiama beach wave nasce spesso proprio da un'ondulazione fatta bene in salone.
Il punto è che il risultato non dipende dalla tecnica soltanto. Dipende, in buona parte, dal liquido ondulante giusto per quel capello, ed è la parte su cui si fa più confusione: i prodotti professionali sono numerati, ogni marca ha la sua scala, e i numeri non li spiega quasi nessuno.
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Cosa succede al capello durante la permanente
L'ondulazione professionale lavora in due tempi. Prima il liquido ondulante rende la fibra malleabile, così il capello può prendere la forma del bigodino su cui è avvolto. Poi il neutralizzante chiude il lavoro e fissa la nuova forma.
Sono due passaggi, non uno: è il motivo per cui i prodotti si comprano quasi sempre in coppia, e per cui saltare o affrettare la seconda fase è l'errore che si paga più caro in termini di tenuta.
Sotto, quello che succede è chimica. La cheratina di cui è fatto il capello tiene la sua forma grazie a legami fra atomi di zolfo, i ponti disolfuro: sono quelli che decidono se un capello è liscio o riccio, e sono la ragione per cui la piega fatta col phon dura fino al primo lavaggio mentre la permanente dura mesi. Il liquido ondulante apre quei ponti, e per qualche minuto il capello può prendere qualunque forma gli si dia: è lì che il bigodino fa il suo lavoro. Il neutralizzante li richiude, ma nella posizione nuova.
Da qui viene tutto il resto. Se i ponti non vengono richiusi fino in fondo il capello resta a metà strada, ed è il motivo per cui una neutralizzazione affrettata non si paga subito ma dopo tre settimane. E si capisce anche perché su un capello già trattato serva una formula più delicata: quei ponti sono già stati aperti e richiusi altre volte.
0, 1, 2: cosa vogliono dire i numeri sulla confezione
Qui sta la chiave, ed è più semplice di quanto sembri. Il numero non indica l'intensità del riccio: indica il tipo di capello a cui il prodotto è destinato. Più il capello è già trattato, più la formula è delicata.
- 0: capelli resistenti, grossi, difficili da ondulare;
- 1: capelli naturali, mai trattati o trattati poco;
- 2: capelli colorati o già sensibilizzati.
Usare un numero più aggressivo del necessario è l'errore classico: si ottiene un riccio che sulle prime sembra più deciso e che nel giro di poche settimane perde elasticità. Il contrario, invece, non fa danni: dà solo un risultato più debole del previsto.
La scala si ritrova in quasi tutte le linee professionali, con numeri e nomi che cambiano da marca a marca. Vale la pena vederle affiancate, perché è quello che serve davvero quando si costruisce la dotazione del salone.
Le scale delle principali linee, a confronto
Silky Professional: Waves 0, 1, 2
È la scala più leggibile, perché il numero è nel nome del prodotto. La Silky Professional Permanente per Capelli 500ml - Waves 0 è pensata per i capelli più difficili da ondulare, quelli su cui le formule delicate non fanno presa.
La Silky Professional Permanente per Capelli 500ml - Waves 1 copre il capello normale, che è poi la situazione più frequente in poltrona.
La Silky Professional Permanente per Capelli 500ml - Waves 2 chiude la scala sul capello delicato, mantenendo l'obiettivo dichiarato dalla linea: ricci definiti e ondulazione naturale.
Helen Seward Solselle: Classic, Gentle, Light
Stessa logica, ma i numeri sono accompagnati da un nome che li rende più immediati. L'Helen Seward Solselle Kit Permanente 0 Classic lavora sui capelli resistenti.
L'Helen Seward Solselle Kit Permanente 1 Gentle è la versione per capelli normali, e l'Helen Seward Solselle Kit Permanente 2 Light quella per capelli colorati.
Tutta la linea è autoprotettiva alle proteine del grano, ed è venduta in kit: per chi preferisce avere liquido e neutralizzante già abbinati, è la soluzione che toglie un pensiero.
Fanola Perm: 1, 1S, 2
Fanola introduce una distinzione che le altre non fanno, e che in salone conta: dentro il capello naturale separa il sottile dal grosso.
La Fanola Permanente Perm1 per Capelli Naturali Normali - 500ml è indicata per capelli naturali e naturali sottili.
La Fanola Permanente Perm1S per Capelli Naturali Grossi - 500ml serve invece il capello naturale grosso, ed è indicata anche sui capelli bianchi: è la referenza che spesso manca nelle altre linee.
La Fanola Permanente Perm2 per Capelli Colorati Trattati - 500ml chiude sul capello colorato e trattato. Tutta la gamma è arricchita con estratti d'erbe per un'azione protettiva durante la posa.
Ristructa: 1 e 2
Scala più corta, due referenze, e formato da un litro: la scelta di chi lavora a volume e preferisce meno codici da gestire.
La Ristructa Permanente Capelli Naturali 1 - 1000ml copre il capello naturale, la Ristructa Permanente Capelli Sensibilizzati 2 - 1000ml quello sensibilizzato.
Inebrya Shapesse
L'Inebrya Shapesse Permanente P1 Capelli Naturali - 500ml lavora sul capello naturale e contiene proteine del latte, con effetto nutriente e condizionante durante il servizio.
Il neutralizzante non è un accessorio
Capita di vederlo trattato come la parte noiosa del servizio. In realtà è quello che decide se il lavoro durerà tre mesi o tre settimane: senza una neutralizzazione completa, la forma costruita con i bigodini semplicemente non si fissa.
Il Fanola Neutralizzante Universale per Permanente - 1000ml è pensato per chiudere il servizio a prescindere dal liquido ondulante usato, ed è la soluzione più comoda per chi lavora con linee diverse.
Chi preferisce restare dentro una sola linea trova il Silky Professional Waves Fixing Neutralizzante - 1000ml, che completa la scala Waves, e l'Inebrya Shapesse Neutralizzante Permanente - 1000ml, alle proteine del latte come il liquido della stessa linea.
Come si costruisce la dotazione del salone
Non serve avere tutto. Serve coprire i casi che entrano davvero in poltrona, e per la maggior parte dei saloni sono tre: capello naturale, capello colorato, capello resistente.
- Chi vuole partire leggero prende due liquidi, uno per naturale e uno per colorato, più un neutralizzante universale;
- chi ha clientela varia aggiunge il numero 0 per i capelli che non prendono la forma;
- chi ha molte clienti con capelli bianchi o grossi trova nella referenza 1S la risposta che le scale a tre numeri non danno;
- chi preferisce non ragionare per codici sceglie i kit, dove liquido e neutralizzante arrivano già abbinati.
Quanto dura, davvero
Una permanente eseguita bene accompagna la ricrescita: la forma resta finché resta il capello su cui è stata fatta, quindi si parla di mesi e non di settimane. Quello che cambia nel tempo non è il riccio in sé, ma il confine fra la parte ondulata e la radice che ricresce liscia.
Le variabili che accorciano la durata sono quasi sempre le stesse tre: un prodotto scelto per un tipo di capello diverso da quello reale, una neutralizzazione affrettata, e un lavaggio troppo ravvicinato al servizio.
Quando è meglio rimandare
Ci sono situazioni in cui la risposta professionale corretta è "non oggi". Un capello appena decolorato, una fibra che si spezza al test di elasticità, o una schiaritura molto recente sono tutti casi in cui conviene lavorare prima sulla condizione del capello e riparlarne dopo.
Su un capello arrivato stanco dall'estate il ragionamento è lo stesso che vale per qualsiasi trattamento chimico: prima si ricostruisce, poi si lavora. Ne abbiamo parlato in capelli dopo l'estate: come ripararli da sole, mare e cloro.
È anche il momento in cui il consiglio dato in salone vale più di qualsiasi prodotto: rimandare di qualche settimana costa una seduta, forzare costa una cliente.
Come farla durare più a lungo
- aspettare almeno 48 ore prima del primo lavaggio;
- preferire detergenti delicati e prodotti pensati per capelli trattati;
- asciugare con il diffusore invece che con il getto diretto;
- evitare di spazzolare il riccio da asciutto, che apre la forma;
- riprendere l'idratazione con maschere a cadenza regolare.
Il capello ondulato è anche più esposto all'umidità, che è la variabile che decide se la forma tiene o si gonfia: le contromisure sono le stesse raccontate in capelli crespi e umidità: come eliminarli davvero. E se la cliente passa l'estate fra sole e piscina, vale la pena rileggere capelli secchi in estate e la protezione solare per capelli, perché una permanente esposta senza difese dura molto meno.
Le domande che fanno più spesso
Come si chiama la permanente leggera?
Non ha un nome commerciale unico: in salone si parla di ondulazione o di permanente morbida, e la differenza rispetto a una permanente tradizionale non sta nel prodotto ma nel diametro del bigodino e nel tempo di posa. Bigodini più grandi e posa più corta danno onde larghe invece di ricci stretti. Il liquido ondulante resta quello adatto al tipo di capello, scelto per numero.
Quanto dura la permanente?
Mesi, non settimane: la forma resta finché resta il capello su cui è stata fatta, e accompagna la ricrescita. Quello che cambia nel tempo non è il riccio, è il confine fra la parte ondulata e la radice che ricresce liscia. Le tre cose che accorciano la durata sono quasi sempre le stesse: un prodotto scelto per un tipo di capello diverso da quello reale, una neutralizzazione affrettata, e un lavaggio troppo ravvicinato al servizio.
Quanto costa fare la permanente?
Non esiste un prezzo unico, e chi lo dichiara sta indovinando: dipende dalla lunghezza, dalla tecnica e soprattutto dal tempo di poltrona, che è la voce più pesante. Va chiesto al proprio salone.
Dal lato di chi lavora, la variabile su cui si può incidere è la dotazione: i formati da un litro e i kit con liquido e neutralizzante già abbinati cambiano il costo per servizio rispetto ai flaconi singoli, ed è uno dei motivi per cui vale la pena ragionare sulle scale invece che comprare a caso.
La permanente rovina i capelli?
Il rischio non è la permanente in sé, è la permanente sbagliata. Usare un numero più aggressivo del necessario è l'errore classico: si ottiene un riccio che sulle prime sembra più deciso e che in poche settimane perde elasticità. Il contrario non fa danni, dà solo un risultato più debole.
Ci sono poi situazioni in cui la risposta professionale corretta è «non oggi»: un capello appena decolorato, una fibra che si spezza al test di elasticità, una schiaritura molto recente.
Quali tipi di permanente esistono?
La distinzione che conta in pratica non è fra tipi di permanente ma fra tipi di capello, ed è quello che dicono i numeri sulle confezioni: 0 per i capelli resistenti, 1 per i naturali, 2 per i colorati o sensibilizzati. Fanola aggiunge la referenza 1S per il capello naturale grosso e per i bianchi, che le scale a tre numeri non coprono.
Come capire se si può fare?
Lo decide la condizione della fibra, non il desiderio: si valuta in salone con il test di elasticità e guardando i trattamenti chimici recenti. Su un capello arrivato stanco dall'estate conviene ricostruire prima e ondulare dopo.
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La scelta per numero (0, 1 o 2) permette di costruire una dotazione che copre tutta la clientela del salone, dal capello resistente a quello già colorato, senza dover forzare un unico prodotto su situazioni molto diverse fra loro.


